La vera storia di ALIEN: Covenant

Ovvero: Ridley Scott scopre Fassbender e il pessimo Fanservice

Fassbender apre gli occhi. E’ figo e sa di esserlo, tutto strizzato nella sua tutina bianco latte perfettamente coordinata alla spoglia e minimalista stanza bianco latte. Un uomo con la faccia da stronzo, Wayland, quel Wayland, gli rivela con molta poca enfasi di essere suo padre. La risposta del sintetico è solo:
“Ma se tu sei il mio creatore, chi ha creato te?”
“Non lo so, per questo tu mi aiuterai a scoprirlo.”

Oddio, no, ti prego Ridley, mi è bastata la prima epifania biblica che hai avuto.

Wayland gli ordina di alzarsi ma non lo fa come una persona normale.
Ambula.”
Ambula.

Sul. Serio.

Fassbender ambula, lo fa, guarda il David attorno al quale è stata costruita la stanza e si sceglie il nome. David. Davide che abbatte Golia, chi sia questo Golia poi è tutto da percepire durante il film. Simbolismi, a caso.
“Suona per me. Wagner, scegli tu.” e David suona.
L’ingresso degli déi nel Valhalla.
Di nuovo simbolismi casuali, rendiamo Alien, ovvero un horror fantascientifico megafigo, quello che non è mai stato. Facciamolo! E facciamolo MALE!

10 anni dopo gli eventi di Prometheus l’astronave colonica Covenant è diretta verso il pianeta Origae-6. Fassbender è il sintetico alla guida della nave da crociera, il computer di bordo, Mater, lo informa che la corrente sta finendo, le batterie sono scariche quindi bisogna spiegare le vele solari. E qui scatta il main event che da l’avvio al film. Walter-bender spiega le vele, maestose vele dorate con cavi d’acciaio grossi come un braccio a tenerle ancorate, diversi chilometri quadrati di vele. Poi l’inaspettato.

Una tempesta di neutrini.

Neutrini.

Le vele vanno a sfascio, la corrente pure, gli allarmi iniziano a suonare ovunque come le trombe dell’apocalisse e Walter è costretto a risvegliare prematuramente l’equipaggio attivo della Covenant. Il capitano interpretato da James Franco muore, grigliato come un arrosticino senza che ci sia veramente un motivo perché questo accada. A volte, semplicemente, talune cose accadono. Daniels, sua moglie ed apparentemente “protagonista” del film, si dispera per un paio di scene totalmente dimenticabili.
Il grado di Capitano passa quindi ad Oram, un tizio privo di carisma, ascendente e qualsivoglia tipo di intelligenza.
C’è da riparare la nave, sono morte 49 persone, capitano incluso, io sono fedele ai limiti del fanatismo, motivo per cui ero solo il secondo al comando, ma sticazzi dei funerali. C’è da riparare la nave. Si fa quello che si deve fare.
Daniels e Walter vanno nel magazzino a controllare i macchinari di terraformazione e proprio in questo frangente la fanciulla ci fa scoprire come il suo amato marito appena morto l’abbia convinta a partire per un mondo ignoto: promettendole un cottage vista lago.
Evidentemente in Michigan avevano finito lo spazio.

Alcuni membri dell’equipaggio saltellano nello spazio, roteando attorno alla nave senza alcun tipo di restrizione. Ci sono cavi ovunque ma nessuno serve a tenersi ancoratied evitare di andare alla deriva nel nulla. Recuperano la vela, la riallacciano, e mentre rientrano uno di loro intercetta una registrazione radio dalla difficile interpretazione. Di certo c’è solo che uno dei fantasmi di Paranormal Activity gli compare nel casco.
L’equipaggio viene riunito: c’è un mistero da dipanare.
Ad un attento esame di cui Enrico Papi sarebbe molto poco fiero – non la indovinano con una – salta fuori che è qualcuno che canta “Take me home country roads”.
Certo, chi, disperso nello spazio profondo, non canterebbe quella canzone per chiedere aiuto.
Oram, il nuovo capitano, decide che bisogna localizzare il luogo di partenza della trasmissione. Scoprono un pianetino perfettamente abitabile che casualmente gli era sfuggito quando hanno trovato Origae, per il quale mancano ancora 7 anni di viaggio in ipersonno. E’ deciso, si va a vedere la fonte della registrazione.
“Ma abbiamo investito anni di ricerche nello scovare Origae!”
“Sticazzi, questo è a un tiro di schioppo.”

Praticamente l’intero equipaggio, tranne tre persone, si imbarca. Sfidano una tempesta ionica subito dopo il loro ingresso in atmosfera ed approdano sul nuovo pianeta. Dimenticatevi le tutone bianche coi respiratori che non fanno capire un cazzo dei dialoghi, loro sono vestiti come turisti di Avventure nel Mondo. In un momento ignoto hanno analizzato l’aria, e l’aria è respirabile. Scendono tutti e la pilota bionda viene incaricata di rimanere alla nave per effettuare le riparazioni dopo l’attraversamento del temporale.
“Mi raccomando, rispetta gli standard di sicurezza, le porte della nave devono rimanere chiuse.”
“Ma veramente io pensavo di arieggiare un po’.”

Il gruppo procede su Isla Nublar. – Non state nell’erba alta! – L’ambiente è desolato e desolante: erba alta, cielo plumbeo, spighe di grano grosse come pannocchie. Non si sa da dove sia arrivato, e a dire il vero non frega un cazzo a nessuno, è inequivocabilmente grano, lo riconoscono tutti.
Il gruppo si divide: due stronzi rimangono a giocare con le scatoline di plastica e il fango, gli altri seguono su per il monte la traccia di un atterraggio poco riuscito. Proprio qui accade l’improbabile: uno dei due raccoglitori di campioni si allontana per “recarsi alla toilette”, si accende una sigaretta ed urta dei funghi tondi.
Funghi tondi che rilasciano spore nere.
Spore che nere che si compongono nell’aria assumendo la forma di una freccina, penetrano nel suo orecchio e si infilano sotto pelle.

Dove sono i miei facehugger?

Gli altri procedono e finalmente qualcuno si accorge che, piante a parte, non sembra esserci alcun tipo di essere vivente. Localizzano la Jaggernaut e decidono di entrare. Un altro membro dell’equipaggio individua i funghi e per essere sicuro di cosa cazzo siano decide di toccarli.
Perché chiunque toccherebbe un fungo ignoto su un pianeta sconosciuto.
Daniels e Walter fanno gli asociali di merda, si separano e trovano la targhetta di Dr. E. Shaw, la scienziata di Prometheus, mentre gli altri procedono fino alla sala di controllo e fanno partire la registrazione. Che è esattamente la stessa di prima. Una scena inutile. All’urlo di:

TANA PER TE!

l’interesse per l’astronave scema.
La scienziata del Ris li sta richiamando con una certa nota isterica nella voce: il coglione che è andato a cagare sui funghi si sente male. Attimi concitati di rientro verso l’astronave durante i quali le tempistiche, e le distanze, risultano molto poco chiare.
Lui sputa sangue, fatica a reggersi in piedi e vomita addosso all’altra tipa. La bionda rimasta alla nave li dirige verso l’infermeria come se fosse la pista di atterraggio di una portaerei.
“Non toccate nulla!”
Ovviamente toccano tutto il toccabile prima di raggiungere la meta. Lei nel dubbio però li chiude dentro, una delle poche idee sagge della pellicola, ed inizia ad urlare istericamente via radio.
Poi il dramma.
E non dico il dramma nel senso buono, intendo che la scena è talmente ridicola da essere drammatica.
La bionda torna verso l’infermeria: dalla colonna vertebrale dello sfigato con le convulsioni sta uscendo qualcosa. Quella rimasta chiusa dentro inizia giustamente ad urlare “APRI QUESTA CAZZO DI PORTA”, la bionda va a recuperare un fucile.
Dalla schiena del tizio sgorga una specie di placenta contenente un piccolo proto-alien bianchiccio e affamato che si libera dell’involucro e si acquatta in terra pronto a sbranare qualsiasi cosa si muova.

In questo film possono più le pozze di sangue in terra che gli alien.

La tipa bloccata dentro, in un tentativo idiota di fare qualcosa, scivola sul sangue, l’alien salta, si becca un sano pestone dato con una scarpa antinfortunistica ma non demorde e le strappa la faccia a morsi. Severo ma giusto.
Torna in gioco la bionda, il genio totale della situazione: nell’infermeria ci sono due cadaveri e uno schifo albino che mastica rumorosamente. La cosa ideale è aprire la porta.
Eccerto.
La apre e succede quello che ovviamente sarebbe successo aprendo la cazzo di porta! Alien attacca, lei tenta di colpirlo ma lo liscia, striscia fuori dall’infermeria e tenta di richiudere la stracazzo di porta. Però ci lascia il piede in mezzo, così questa non si chiude e lei è costretta a scappare zoppicando come il pirata Gamba di Legno e sparando a casaccio.
Poi l’astronave esplode.
Esplode gloriosamente, direi, proprio quando il resto dell’equipaggio arriva. Giusto in tempo per vedere una sagoma umana barcollare sulla rampa e cadere esanime avvolta dalle fiamme.

Morte ingloriosa del primo Alien.


Il genio che trastulla i funghi subisce la stessa sorte del fumatore, ma questa volta Alien decide di uscirgli dalla bocca che giustamente è più comoda e non diventi idiota a scavarla coi denti. L’anguillone bianco appena si rende conto di essere al mondo punta Daniels e la attacca facendo svariate morti collaterali che nessuno si incula mentre agita la coda. Qualcuno gli ha detto che è la protagonista del film, è giusto darle un minimo di rilevanza nella trama, se no poi chi li sente i sindicati?
Walter si frappone e Alien gli estirpa una mano. Una flashbomb viene fatta esplodere in cielo e mette in fuga un povero dolce Alien terrorizzato.
Ma. Quando. Mai.
Dalla vegetazione spunta un elfo con una lunga cappa grigia. “Seguitemi a Gran Burrone.” Non sapendo cosa diavolo fare i pochissimi sopravvissuti seguono l’elfo che li conduce ad una enorme piazza piena di gente morta.
Già qui due domande io avrei iniziato a farmele, ma farsi domande non è il motivo per il quale sono stati arruolati come equipaggio.
Proseguono in questa buffa necropoli postatomica e si chiudono dentro ad un palazzo di pietra, il tempio degli Ingegneri che grazie a questo film di merda sono diventati totalmente irrilevanti.
All’esterno infuria la tempesta, dentro non prende. Devono impegnarsi molto per ricontattare la Covenant, sulla quale comunque il resto dell’equipaggio è in vena di scelte idiote, tipo avvicinarsi pericolosamente alla tempesta.
Qui ho iniziato a confondermi a causa delle lunghe scene di Fassbender che, nella migliore tradizione iniziata da Assassin’s Creed, se la mena con sé stesso interpretando due persone diverse.
David si mette a raccontare all’equipaggio superstite di come lui e la signorina Shaw siano arrivati sul pianeta a bordo del ciambellone e di come il patogeno che stavano trasportando si fosse liberato nell’aria, mentre il ciambellone si schiantava in montagna uccidendo la dottoressa.
Mentre gli altri cercano di comunicare con la nave madre installando un’antenna sulle scale, David porta fuori Walter e gli mostra la targhetta commemorativa che ha fatto per Elisabeth. Lei è stata tanto cara da averlo riparato una volta arrivati sul pianeta.
Per nessuna ragione al mondo, guardando il cumulo di cadaveri della piazza, parte a recitare Shelley.
Io sono Ozymandias, il re dei re.
Sul sonetto parte un flashback: David sullo Jaggernaut arriva sopra la piazza e sgancia migliaia di alien-bombe, spargendo il patogeno ovunque. Ma questo ovviamente non lo dice. Sbaglia però l’attribuzione del sonetto, cosa che evidentemente è fondamentale ai fini della trama.
Daniels è poco convinta, David le sembra strano. Giustamente dobbiamo metterci almeno un personaggio che non sia un totale imbecille. Chiede a Walter di parlare con l’elfo dei boschi:
“Andrò a parlargli, come un fratello.”
In modo molto risoluto Walter va a cercare David, si scambiano menate filosofiche sui sentimenti degli androidi e David insegna a Walter a suonare il flauto.
Una lunga, inutile scena in cui Fassbender si insegna a suonare il flauto.
Dopodiché, fortissimamente deluso dalla totale mancanza di ritmica di Walter, lo disattiva strappandogli qualcosa dal collo.

L’altra donna dell’equipaggio si chiude in uno stanzino per disinfettarsi le ferite che si era medicata mentre correva tra i boschi, credo, non è chiaro. E lo fa con una tecnologia avanzatissima: la tintura di iodio.
Ebbene sì.
Qualcosa però la turba: una radio gracchia in sottofondo. Una radio bianchiccia che le strappa la faccia a morsi, again. Mentre il proto-alien è lì che mastica rumorosamente, again, arriva David.
Il sintetico si ferma sulla soglia e guarda il coso con ammirazione. Alle sue spalle spunta Oram con un fucile.
Qui ha inizio una delle sequenze di eventi più ridicole della storia del cinema: David guarda il coso, il coso guarda David. Si fissano in silenzio fino a che non compare il puntatore verde del laser sul petto dell’alieno ed Oram intima un poco convinto “spostati”.
“Ssh, non gli sparare, stiamo comunicando.”
Ma da quando. Probabilmente Alien stava tentando di capire cosa ci fosse di sbagliato in quel corpo inorganico semovente. Fatto sta che Oram spara e uccide il coso.

Morte ingloriosa del secondo Alien.


David ha una crisi isterica a causa della morte della creatura ma decide comunque di rivelare ciò che sta succedendo al capitano.
“Seguimi”.
Oram non ha dubbi, è talmente idiota che segue l’androide nella sua camera da scienziato pazzo e continua a seguirlo come un decerebrato mentre l’altro gli mostra pezzi di Alien, pezzi di gente imbalsamata, e gli spiega come abbia incrociato i vari tipi di xenomorfo fino alla sua migliore e definitiva creazione, racchiusa in una specie di grotta.
Una grotta piena di uova.
“Eccole, le mie creazioni.” Oram tentenna sulla soglia ma è evidentemente attratto da quelle uova bavose, manco fossero gattini carini che inseguono i laser.
“Avvicinati, su, non è pericoloso.”
Questa è una di quelle cose a cui potresti credere, se chi le dice non ti avesse appena mostrato come ha creato quei cosi che si sono appena mangiati uno dei tuoi compagni di sventura.
Se fosse un film sensato Oram lancerebbe una granata, anzi, ne lancerebbe una decina per poi scappare urlando in preda a una crisi di nervi. Invece non è un film sensato, quindi lui semplicemente si avvicina, ne tocca una e ci guarda dentro.
Finalmente i miei facehugger!
Qualche minuto dopo si risveglia con David che gli lancia dei sassetti e muore miseramente con lo sterno sfondato da Alien, l’alien serio questa volta.

Daniels non si fa i cazzi suoi e David la becca mentre sta spulciando i macabri disegni anatomici dell’androide. In dieci anni da solo su un pianeta uno si deve tenere impegnato in qualche modo, no?
“Daniels, ricordami, cosa si diceva della gatta?”
E con questa entrata in scena patetica inizia a sbatacchiarla contro le pareti come uno straccio per la polvere, per poi stenderla su un tavolo e baciarla – no, non sto scherzando, noto che ultimamente vanno molto di moda questi baci a cazzo di cane.
Ma Walter interviene: abbello c’ho dieci anni in meno di te, che te credi che non m’han messo dei dispositivi di sicurezza in più?
Fassbender vs. Fassbender. Se menano e proprio sul colpo di grazia avviene un chiamatissimo cambio scena tattico.

Per motivi inspiegabili un facehugger è scappato da un uovo ed assalta gli ultimi due sopravvissuti che stavano cercando invano Oram. Agguanta Machete e con l’eiaculazione più veloce del west gli schiaffa un Alien nello stomaco, non prima che l’altro però tenti di aprirlo e faccia colare l’acido in faccia al povero uomo morto che cammina. L’Alien uscito da Oram ammazza quello sano, che se non ricordo male era nero quindi è sopravvissuto già abastanza. L’incubatrice vivente scappa, recupera Daniels, Fassbender li raggiunge e tutti assieme corrono verso il Cowboy che dalla Covenant aveva preso in prestito un cargo per andarli a salvare.
Un’astronave di 2000 coloni in ipersonno che ha solo un’astronave da 10 posti adatta a trasportare la gente. Ok.
Alien li raggiunge, si appiccica come una tellina allo scafo e Daniels, in una sequenza improbabilissima, lo chiude dentro ai denti della gru e lo fa esplodere in una potente colata di acido.

Morte ingloriosa del terzo Alien.


Rientrati sulla nave Machete viene portato in infermeria, Daniels va a dormire, Fassbender guida.
Mater fa scattare tutti gli allarmi della fottuta astronave:
“Il Capitano Daniels in infermeria. Allarme. Presente una forma di vita sconosciuta a bordo.”
C’è sempre, in questi casi, lo stronzo in doccia con la musica alta. Infatti ce ne sono addirittura due. Che ovviamente non finiscono bene, anche se per un attimo ho pensato che Alien volesse unirsi alla festa, visto dove appare la sua coda e dove la punta.
Le scene delle morti sono splatter, roba da “Non aprite quella porta” con un sacco di sangue e budella.
Daniels, il Cowboy e Fassbender organizzano la controffensiva, lo portano nel magazzino. Il suo sangue è acido e scioglierebbe lo scafo quindi l’unica soluzione è:

spararlo fuori decomprimendo il magazzino.

Hai ammazzato tre Alien come quaglie in volo e l’unica soluzione che trovi sull’astronave è la stessa che usi da trent’anni, con l’aggravante che il mio povero, dolce, amatissimo Alien non è nemmeno furbo.
Avant-garde.
Altre scene opinabili, il portellone che si apre, roba che vola fuori, Alien che vola fuori.

Morte ingloriosa del quarto alien.


E’ il caso di abbandonare quel luogo di merda e non pensarci più, sono rimasti due membri dell’equipaggio e Fassbender. E’ ora di andare su Origae-6 senza ulteriori fermate in autogrill. Daniels si mette il pigiamino bianco da spermatozoo. Nonostante abbia visto il marito sfrigolare come una braciola proprio dentro uno dei lettini va a nanna placida. E quando sta per inoltrarsi nel sonno ferma Fassbender.
“Promettimi che mi aiuterai col cottage quando arriveremo.”
Sguardo perso con scritta lampeggiante di passaggio: “quale cottage.”
“Il…il cottage di cui…” panico. Walter non è Walter, è David che ha ammazzato Walter, gli ha fottuto i vestiti e si è tagliato una mano.
Ma non mi dire.
Daniels va a nanna, David chiede a Mater della musica, Wagner, l’Ingresso degli dèi nel Valhalla. Si dirige al deposito dei coloni, estrae il cassettino degli embrioni e vomita due Facehugger chiusi in un portachiavi di resina.

Nella sala si sentono solo gli ansiti di chi si è trattenuto dal lasciare la sala perché ormai aveva già pagato 8 cazzo di euro e comunque Ridley Scott non lo trovi certo al bancone del bar in attesa di essere preso a sberle.

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One thought on “La vera storia di ALIEN: Covenant

  1. Sei una grande ! Ero tentato di andare al cinema ma avevo già letto una recensione di quando è uscito a Londra (quindi prima che arrivasse in Italia)… Non capisco perché un capolavoro come Alien (1975) debba essere calpestato da queste schifezze di prosecuzioni stupide… In Prometheus mi è rimasta impressa la scena da telenovela brasiliana del pilota (che era un nero grande e grosso) che diceva alla bella comandante che era sintetica e lei, come risposta, gli disse:
    ‘Vieni di la che ti faccio vedere io se sono sintetica’ !

    …Ora dimmi cosa c’entra in un film di fantascienza !

    Va beh, ho risparmiato 8 euro !

    Comunque il tuo post è bellissimo Complimenti !
    Ciao.

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