Casta Diva – Hans Tuzzi

Dopo tanto tempo, torno. Non è un rientro in grande stile, è un po’ in sordina, di nascosto. Torno per una recensione, in realtà. Avrei da scrivere e raccontare, ma sono troppo mentalmente esaurita per parlare di me quindi, per riabituarmi alla scrittura, una recensione sarà più che sufficiente.

Hans Tuzzi. Scelta particolare per uno pseudonimo, un personaggio minore di un romanzo incompiuto. L’autore che vi si nasconde dietro è Adriano Bon, saggista e docente universitario della carissima Alma Mater.

Sinossi (direttamente dal sito dell’editore)

Giugno 1982: risolto da poche settimane il caso del Principe dei gigli, il vicequestore Melis, scortato dall’’agente D’’Aiuto, partecipa ad un convegno organizzato a Napoli dal Ministero. Conclusi i lavori, come rifiutare l’’invito del suo ex questore a passare un fine settimana in villa, sulla Costiera, tra lo splendore del Mediterraneo e le prelibate ricette della cucina partenopea? È un universo un po’’ a sé, appartato, una piccola società dalla mondanità molto particolare: un universo dove non mancano le vecchie glorie ed i mostri sacri di un tempo ormai trascorso, come la Divina cantante e il pianista del secolo. Ma l’’idillio è guastato da un incidente che forse incidente non è, la morte di un turista che forse solo turista non era. Così, mentre il bel D’’Aiuto si ritrova oggetto di un inaspettato e non proprio gradito tentativo di seduzione, Melis, su richiesta del suo ex superiore, si trova costretto a prolungare una vacanza ormai tramutata in indagine.

Non darò stelline, perché non saprei quante darne. Non so nemmeno se mi sia piaciuto o no, cosa che mi fa propendere per il no. Cosa ho letto? Un romanzo? Un giallo? La copertina riporta romanzo, ma è anche un giallo. Cos’è, esattamente?

Non avevo mai letto nulla di questo autore, leggerò altro giusto per togliermi il dubbio. Stilisticamente è quasi impeccabile, ma ricorda tanto Eco. E in questo caso non è un complimento. Più che un romanzo mi è sembrato fosse un esercizio di stile, un’esposizione di conoscenze triviali dell’autore messe in bocca a personaggi totalmente sopra le righe. Tutta gente bene, indubbiamente, tutti personaggi estremamente ricchi ed estremamente colti. Anche un po’ troppo. La trama è un contorno, un contorno povero e banale, a dire il vero, ma davvero non conta quasi nulla ai fini del libro. Non apprezzo particolarmente questo tipo di romanzi, preferisco testi magari più semplici ma dallo svolgimento concreto. Come ho già detto mi è sembrato solo un susseguirsi di banalità e colte trivialità. So per certo che la maggior parte dei miei amici ne coglierebbero quasi tutti i riferimenti, ad eccezione delle parti in greco, ma credo che ne rimarrebbero annoiati a morte,  come me d’altronde. So che la maggioranza dei miei conoscenti, invece, coglierebbero a mala pena la metà dei riferimenti presenti. Sinceramente non saprei a che target indirizzare uno scritto del genere, sicuramente non agli amanti del giallo, sempre molto attenti a cogliere riferimenti ed indizi, che si troverebbero ad aver risolto il caso ancora prima dell’omicidio.
Insomma, questo libro rimane un grosso “mah“. Vedremo se il prossimo, che inizierò stasera, riuscirà a risultare un po’ più coinvolgente.

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