Time to change

Settembre è stato il mese della rivoluzione.

Diciamo che è stata una rivoluzione parziale ma che mi ha fatto bene.

Mi sono tolta un discreto sassolino da una scarpa, l’ho buttato nel lago e sono rimasta a guardare gongolante il tam tam delle onde che si sono dipanate dal punto d’impatto. L’isteria, checché la commentatrice simpatica del post di sotto ne abbia detto, è esplosa regalandomi attimi di puro edonismo.

Forse è vero, mi si lancia un sasso ed alzo il livello dello scontro a DEFCON 1. Per ora ha sempre funzionato senza macerie dal mio lato.

 

A parte i sassi e le atomiche mi sono finalmente iscritta in palestra.

Ebbene sì. Ho tradito il mio dolce divano, il mio soave far nulla, per ammazzarmi di step in palestra cercando di seguire il doppio pedale degli Slayer.

La palestra è un luogo strano. E’ un misto di ragazze magrissime e truccatissime, coi capelli perfetti costantemente in piega – che poi come diavolo facciano a strarci è un mistero – che fanno gli esercizi coi pesetti da un chilo; ragazze tondette che come me sputano i polmoni sul tapis-roulant, immerse in bagni di sudore che nemmeno dentro a una sauna in dieci pigiati stretti ce la si fa; uomini di mezz’età che cercano di non invecchiare troppo in fretta ed infine loro, i miei preferiti, ragazzi più o meno giganteschi che fanno solo petto-spalle-braccia. Il mio preferito è Ciabattino piccolo, perché è simpatico e mi tira sempre in mezzo ai discorsi del loro gruppetto e almeno mi faccio due risate, lui tutto sommato è anche proporzionato. Ciabattino grande invece è un qualcosa di gigantesco. Ha le spalle di un giocatore di football americano, spallacci inclusi. Poi lo sguardo ti scende, che non lo squadri per bene uno così?! Maglietta da basket, pantaloncini Adidas neri con due bande laterali bianche, ultimo bottone slacciato per mostrare meglio il quadricipite…assente. O meglio: le gambe sono perfette, definitissime, ma sembrano le gambe di qualcun’altro. E allora continui a guardare gambe e spalle e pensi: perché ti stai pompando le spalle e le braccia in quel modo…e le gambe no? Hai intenzione forse di passare il resto della tua vita a camminare sulle mani? Non sarebbe meglio avere delle spalle muscolose ma proporzionate a tutto il resto del corpo? Poi scendi ancora e sono lì: le infradito.

Adoro!

Senza contare la meraviglia di essere lì a zompettare sullo step, con quella di fianco che ti parla della sua attività di ricostruzione unghie – rigorosamente in nero – quando, all’improvviso, senti i tipici lamenti da puntata di Dragon Ball.

WHAAAAAAAAAAAAAAAG!
BUM.

Alzi lo sguardo e vedi questo che molla i pesi e inizia a camminare su e giù per la palestra in preda a crisi esistenziali. Poi si irrigidisce tutto, riguarda i pesi e torna a sollevarli più incazzato di prima. E’ bellissimo.

Però, dal momento che sono tondetta e devo perdere peso – che poi sto perdendo solo taglie dei jeans pesando uguale a prima – non faccio solo palestra tre volte a settimana. In quei due giorni di buco ci ho pure infilato in mezzo fit boxe.

Fit boxe è una figata. Stai un’ora a saltellare e a picchiare il sacco a tempo di musica tipo “Blue” degli Eiffel 65. Nonostante i guanti, l’ultima volta mi sono sbucciata una nocca. Stavo pensando al mio ex, lo ammetto, pensare di essere lì a prenderlo a cazzotti mi da sempre le forze di arrivare alla fine dell’ora – alla fine quella relazione è servita a qualcosa, non è stata una totale perdita di tempo! E il signore di fianco a me: “ma non serve che lo picchi davvero il sacco, basta fare il gesto”.

Ma se il sacco non lo picchio non mi sfogo! E poi la soddisfazione di vedere il sacco che dondola sempre di più di settimana in settimana. Fantastico.

Quindi mi sto rimettendo in forma, o meglio, per la prima volta sto abbandonando la mia forma tonda per una forma un po’ meno tonda. Anche perché se no arrivo alla fine del primo giorno di scavo che non riesco ad alzare le braccia sopra la testa e vorrei solo morire.

Sono riuscita a riprendere i contatti con due persone a cui voglio bene.
Il primo totalmente per caso. L’ho incontrato al parco e dopo lunghi momenti di “lo faccio o non lo faccio” , quando è rimasto solo mi sono andata a sedere di fianco a lui e gli ho detto che sì, aveva ragione, non avrei mai dovuto accettare l’ultimatum “o lui o me” del mio ex, che poi non avrebbe fatto altro che chiedermi di rinunciare ad altre cose. Gli ho chiesto scusa e gli ho detto che mi era mancato. E lui ha sorriso e ha risposto che gli ero mancata anche io. Poi abbiamo passato il resto della serata a battibeccare come se non fossero passati due anni dall’ultima volta che ci eravamo rivolti la parola, ma appena qualche ora.

Il secondo l’ho cercato. Mi ha raccontato un po’ di sé, gli ho raccontato un po’ di me. Ci siamo aggiornati su questi anni di silenzio radio un po’ per chat, un po’ grazie a una lunghissima telefonata che è passata dalle nostre storie alla formazione dei mondiali di quest’anno, alla mia passione per il pro bull riding, il suo lavoro, la sua casetta – giuro che appena mi laureo che ho un po’ di tempo la vengo assolutamente a vedere – il mio Dioniso, l’ansia della tesi, il football americano. Di tutto. Non ci conosciamo da tantissimo, se contiamo anche il silenzio radio, ma quando l’ho conosciuto mi ci sono subito affezionata, a istinto – una di quelle cose che dovrei seguire più spesso, fortuna che con Dioniso mi sono fidata e l’ho seguito – e sempre a istinto ho sentito, forse anche con un po’ di arroganza, che ci potevo parlare bene o male di tutto.

Ultimo, ma non meno importante, sto abbandonando il rosso.

Ebbene sì, mi sono fatta bionda.
E sono contentissima.

Sono almeno sei anni che ho i capelli rossi, quando tutte si facevano bionde io ero lì a tingermi i capelli di nero. Quando tutte si facevano nere, ero lì a lottare per i capelli rossi. Adesso che tutte son rosse, che viste da dietro non si distinguono più perché usano tutte lo stesso tono, ho deciso che è il momento di cambiare di nuovo e provare col biondo, che ancora mi mancava.
Non sono ancora pienamente soddisfatta del risultato, il rosso si vede ancora parecchio, ma per la laurea credo che sarò finalmente bionda bionda.
E giusto per aggiungere un luogo comune: posso far finta di essere scema se voglio allontanare qualcuno che proprio non sopporto.

Tornando a Dioniso…finalmente so quando torna.

Tutte queste cose, assieme, rendono questo periodo stranamente felice, nonostante l’ansia da ultimo esame e da tesi. Sì, posso dire che in questo momento, nonostante alti e bassi di malinconia, nonostante gli scherzetti del mio fisico che continua ad accartocciarsi in sfoghi psicosomatici da stress, sono proprio felice.

Dimenticavo.

Italiani! di cielo, di terra e anche di mare! Due giorni fa ho dichiarato guerra ai pidocchi ed ai bruchi che hanno infestato le piante del mio terrazzo! E’ ora di dire BASTA alle foglie delle gerbere traforate come merletti, è ora di dire BASTA alla menta mojito che agonizza sotto la tirannia di orride bestioline delle quali non conosco il nome, è ora di dire BASTA ad altre orride bestioline che saltellano sulla mia salvia facendole ingiallire le foglie. Si fottano gli antiparassitari bio e la convenzione di Ginevra. E’ il momento delle armi chimiche.

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One thought on “Time to change

  1. Il biondo ti dona! 😀 Comunque, tutto questo parlare di palestra e attività fisica ha fatto ammalare il pigro che vive in me ed ora si sente un po’ in colpa. Sto cercando di abbatterlo -poverino- e sostituirlo con uno nuovo 😀

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