“Che situazione imbarazzante.”

 

Partiamo con gli antefatti.

Ad inizio giugno mi sono trasferita al mare, da sola, nel più totale eremitaggio. Questo perché avevo due esami da preparare. due esami enormi da preparare. In più l’aria di casa è molto più pesante da quando Dioniso è partito, insomma, avevo bisogno di staccare la spina.

Mi ero programmata ‘sti esami tutta contenta pensando “Oh bene bene, mi mancano due esami da sei e due esami da dodici cfu, quindi a giugno ne do uno e uno, poi darò gli ultimi due.” Recupero gli appunti di archeologia iranica, mi faccio tutti i miei appuntini, studio, ripeto, ripeto, ripeto, ripeto. Mi arrendo con gli Arsacidi e con i Sasanidi. Nel frattempo pensavo che, porca Eva, per essere solo sei crediti era veramente un sacco di roba!
Poi ritiro fuori gli appunti di fenicio-punica e ricomincio: leggo, appunto, studio, ripeto, ripeto, ripeto.
Le uniche persone con cui ho parlato, per due settimane, sono state me stessa e la tabaccaia, per fortuna almeno sentivo Dioniso per messaggio perché là, al mare, completamente sola iniziavo a dare forti segni di squilibrio – cioè, più del solito intendo.

Poi torno a casa per potermi godere la partita – unica semi-godibile, aggiungerei – dal momento che al mare la mia tv ha gli stessi pollici del mio cellulare e durante lo spettacolo di apertura riuscivo a vedere solo il culo di J-Lo e neanche per intero. Insomma fila liscio, a parte la mia dannata ansia pre-esame che si trasforma in malessere fisico generalizzato – credo che prima o poi mi farò un tabellone di acciacchi tipo quello del Twister per fare il toto-somatizzazione.

All’improvviso, da lunedì, tutto inizia inspiegabilmente ad andare in vacca. Mia madre mi comunica che è morto lo zio Fredo – che si chiamava Ezio in realtà e non ho ancora capito perché lo chiamassero Fredo, benedetta Romagna. Insomma, non è possibile. Fredo era un’istituzione, un po’ per la persona che era, un po’ perché dopo 102 anni diventi di diritto un’istituzione.

Martedì 18 vado fino a Ravenna a dare questo benedetto esame, ero tipo l’ultima della mattinata, avrei voluto impiccarmi. L’esame va egregiamente, di fatto non avrebbe potuto andare meglio e torno a casa con la mia lode totalmente insperata, calcolando il fatto che metà esame me lo sono inventato ricordandomi parti casuali che ho messo assieme sperando di prenderci. Poi il pomeriggio sono andata a fare un giro alla camera ardente ed è stato orribile. Non me lo aspettavo così. Non era la prima volta che andavo alla camera ardente a vedere un parente, o un amico, ma era lì tutto serio e composto ed era incredibile perché lui era sempre sorridente, anche quando era stanco, non mi ricordo davvero un momento in cui Fredo non sorridesse. E’ stata una sensazione quasi surreale, anzi, senza il quasi.

Mercoledì torno di nuovo a Ravenna, archeologia iranica. Il professore fa l’appello ed io sono la prima – cazzo! Ad un certo punto ero talmente in palla sugli Arsacidi che ho confuso l’est con l’ovest ma per il resto tutto bene. Alla fine anche il prof mi ha chiesto come mai mi sono impigliata proprio su di loro. Decido di essere onesta e glielo dico: pensavo di saperli meglio dei Sasanidi, quindi ho ripassato di più gli ultimi. Poi mi apre il libretto e fa: “ah, ma lei ha dato un esame da dodici crediti ieri.” “Sì.” “Complimenti, 24 crediti in due giorni. Direi che il 28 se lo è più che meritato.”
Cosa?! Ma non era da sei Iranica? Faccia frastornata, ringrazio e me ne vado, poi controllo sul piano di studi. Eh no, era da 12.

Ok: se non mi accorgo di cosa sto facendo, tutto è possibile.

Il pomeriggio andiamo al funerale. Quando sono entrata nella camera era pieno di fiori e il prete stava dicendo il rosario. Ogni volta che sento un prete mi passa la poesia. Trovo che le funzioni in chiesa siano di un’aridità unica. Tutte quelle formule standard che si ripetono e si ripeto al vuoto mentre si pensa ad altro. Mentre diceva l’Ave Maria stavo pensando a quanto sia ridicolo adorare una donna la cui verginità è stata decisa a tavolino da Papa Pio IX nel 1854, ed intanto cercavo di ricordarmela in latino perché la trovo molto più affascinante. Sono rimasta fino all’ultimo momento, fino a che non hanno finito di inchiodare la bara.

Nel complesso comunque ero soddisfatta degli esami, del fatto che comunque adesso ne mancano solo altri due e la tesi – qualcosa di tutto mio sul quale lavorare – e poi potrò passare alla magistrale. Ho passato il fine settimana a giocare a Skyrim come uno zombie. Però il morale non era comunque alto come avrebbe dovuto. Inoltre ora che Dioniso lavora riusciamo a sentirci pochissimo e la mancanza si sente parecchio.

Per tirarmi un po’ su decido di contattare quella che avrebbe dovuto – e che Giove mi sia testimone: lo sarà – la mia relatrice per la tesi e discutere un po’ di cosa fare. Mi da appuntamento per il mercoledì e già dal martedì mi sentivo felice come una bambina che sa che nel regalo di natale ci sarà proprio quello che si aspettava. Vado da lei, aspetto che finisca gli esami e ne esco incazzata e depressa. Dice che non può, che è in ritardissimo e deve scrivere il catalogo di una mostra, potrei farla comunque con lei ma sarebbe una pessima relatrice. Al che io mi chiedo: cosa intende per pessima relatrice? Insomma, vedo che i miei “colleghi” spesso e volentieri hanno relatori che leggono la tesi il giorno prima della discussione, se la leggono. Comunque mi lascia lo spiraglio chiedendomi, se non trovo altro, su cosa mi piacerebbe farla.

Questo post sta diventando chilometrico quindi la finirò in breve.

Insomma, sono giù di morale: sono a piedi con la tesi, Dioniso non c’è e anche lui non se la passa bene, mi sento sola, ho deciso di dare un esame il 3 di luglio e non riuscirò perché ho passato i primi tre giorni a cercare di capire cosa ci fosse scritto nelle prime tre pagine del libro – che porca troia se avessi voluto fare fisica mi sarei iscritta a fisica – e le fotocopie degli altri libri sono da rifare perché mi ha stampato una pagina sì e una no. VAFFANCULO.

Poi stasera vado alla festa celtica di Monterenzio coi miei amici. E’ sempre carina come festa, ho anche trovato uno spillone per capelli che bramavo intensamente da secoli ma non avevo mai comprato perché nel negozio in cui sta fossilizzando da eoni lo vendono a 15 euro, la proprietaria della bancarella quando le ho chiesto tutta incredula “Lo vendi davvero a 2 euro?” mi ha risposto “Certo, a quanto lo dovrei vendere?”, al che le ho spiegato il mio stupore e ha chiuso il discorso con un “Guarda, non farmi commentare, questi ciondoli li vendo a 2euro, in altre bancarelle li ho trovati a 7 o a 10, assurdo.” Poi insomma continuiamo a girare e girare fino a che un mio amico, che fa il rievocatore nella festa, non mi annuncia la notizia che da veramente una svolta alla serata: da quando ti ha vista qui, la morosa del tuo ex si è innervosita un sacco.

Ottimo.

Per altro ero anche passata alla sua bancarella e nemmeno l’avevo vista, come non avevo visto lui finché non mi hanno chiesto dove fosse. Ma quando l’ho vista…ahahahahah.

 

“Bene, ma che splendida adunanza Re Stefano: reali, nobili, signori e…ah. Ahahahah, ma che buffo: perfino la plebe. Mi ha addolorata moltissimo il non ricevere un invito.”
“Non eri gradita!”
“Non ero…! Ah, ahahah, che situazione imbarazzante.”

Qual gioia e gaudio scoprirla nervosa.

L’idea di renderla nervosa con la mia sola presenza ha dato una svolta al mio umore delle ultime due settimane. Poi quando finalmente ho incrociato, tutta gongolante, il suo sguardo e lei si è allontanata ho raggiunto l’apice della soddisfazione.
Ero così felice che il Maestro, all’ennesimo “Non gongoli” di Nicola, ha replicato:

“Ma come, non la vedi? E’ così contenta che sta galleggiando ad un metro da terra su una nera nuvola di male.”

Anche perché, in tutto ciò, se proprio devo essere dipinta come Malefica, tanto vale dargliene una ragione. E si, sto ancora gongolando.

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