Lo stress è potente in te, giovane panda-van.

Ho dovuto pensarci bene a questo post, ci ho pensato due giorni, indecisa tra il dedicarti il mio tempo e scrivere di te oppure ignorarti e basta.

E invece no, perché di tempo, nella mia testa, ne occupi un sacco, ne occupi troppo ed io di tempo per te non ne ho e non ne vorrei nemmeno avere.

Ma partiamo dall’inizio.

L’inizio è stato il pomeriggio di San Valentino, ed è tutto partito da un evento scatenante che non ha nulla a che fare con gli innamorati.
Ero sul letto, con le mie dispense di “Geografia del superfluo” sulle ginocchia, mentre tentavo di dare un senso a frasi come:

Il rapporto con il mare è stato essenziale soprattutto per quelle civiltà che si sono trovare a fare da diaframma tra gli imperi continentali (Assiri, Babilonesi, Lidi, Persiani) e gli sbocchi marittimi, come fenici e greci, e a questo riguardo lo spazio-movimento mediterraneo ha preservato un certo grado di ‘elasticità’ per il tramite di istituzioni di lungo periodo, come i port of trade.

Che lo so, magari uno che studia sociologia può darmi dell’idiota perché ho dovuto rileggerla quindici volte prima di capire cosa stesse cercando di dirmi – senza dimenticarci del fatto che, comunque, sto paragrafo è scritto a cazzo. E niente, ero lì a cercare di dare un senso a tutto ciò e, per lo stress, mi è venuto da piangere. Perché non è possibile dover interpretare un testo che devo portare all’esame, che mi spiega un concetto idiota in quattro lunghissime pagine riassumibili in due righe, un testo in cui si usano termini come “odeporico”, oppure termini buttati a caso come “ekklesia”, dove devo cercare di capire se ne devo sfruttare il senso greco o quello medioevale. Mi è venuto da piangere e lanciare oggetti.

Quindi ho deciso che dovevo staccare la spina e sono andata su Facebook. Sbagliato.
Sbagliato perché mi ci sono trovata dieci notifiche tutte Sue, e quelle dieci notifiche, per quanto astratte e virtuali, comunque hanno avuto un potere calamitante su di me che ho passato il tempo a chiedermi “ma che cazzo vuoi? ma perché sei ancora qua a sbirciare quello che faccio?” e ho deciso di andare a sbirciare la sua pagina. Non lo faccio mai, perché non ne ho mai motivo e non mi interessa nemmeno, ma quel pomeriggio l’ho fatto.
Io lo so che sta con un’altra, lo so, me lo ha detto che si sono messi assieme, ma nella mia mente era una cosa così, priva di fondamento, uno status su facebook, nulla più. Non c’era nemmeno una foto quando ha ufficializzato la cosa con “gnocca-negli-stivali“. E invece l’altro giorno c’era. Era lì. Loro due che si baciano, immortalati in uno scatto color seppia. Ed è stato in quel momento che la cosa è diventata reale, perché prima, nella mia testa, era solo un’idea, non si era ancora concretizzata in una realtà. Ma quando si è concretizzata è stata inaspettata la mia reazione. Come quando mi aveva confermato che era finita, ed ero stata invasa dal sollievo: inaspettato.
Invece no, niente sollievo. Una morsa allo stomaco, qualcuno che mi ha afferrato i polmoni e li ha stritolati, qualcosa che graffiava il fondo della mia gola, impietosamente, e la sensazione pungente di un miliardo di spilli a pungolarmi gli occhi. E allora ho iniziato a singhiozzare, anche perché dovrò resistere due giorni, se non tre, in rievocazione con Lui a fine maggio in Francia, non potrò scappare da nessuna parte, potrò al massimo ignorarlo.
Poi mi si è riempita la testa di domande: ma con tutte le promesse che mi ha fatto – e che puntualmente non ha mantenuto – riuscirà mai a non portarsela veramente appresso in rievocazione? Ma se dopo così poco tempo mi hai già rimpiazzata, dopo avermi chiesto di sposarti – di sposarlo, Cristo, non è una cosa che si chiede così, a casaccio, per noia! – allora io, davvero, quanto mai potevo contare?
Mi sono raggomitolata su me stessa e ho urlato in un cuscino, che poi, che altro potevo fare?
Io odio che questo fatto, questa idea che si è fatta reale, abbia un potere tale su di me, è una cosa che non sopporto, e non so come fare a liberarmene se non urlare forte e buttare tutto fuori e lasciarmi andare alla rabbia cercando di essere più stronza possibile ogni volta che si fa vivo.

E lo stress che mi provocano questi due esami si mescola assieme a quello della realizzazione dell’idea.
Per non pensare all’idea realizzata mi butto tra i libri, poi stacco dai libri e mi tuffo in una pinta di birra e nelle stronzate che si dicono da alticci. Ma quando poi finiscono, pinta e stronzate, mi ritrovo a pensare che non ho tempo, cazzo!, non ho tempo per niente. Mi si affanna il respiro e mi aumenta il battito cardiaco e mi do’ dell’imbecille da sola per aver buttato via tre ore, durante le quali avrei dovuto studiare perché non c’è tempo. Non c’è tempo. E mi ritrovo china sui libri alle quattro della mattina, a non capire quello che sto leggendo finché non crollo.

Credo di essere sui limiti di un’esaurimento nervoso. O forse ne sono già in balia.

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8 thoughts on “Lo stress è potente in te, giovane panda-van.

  1. i sentimenti ci manipolano, i ricordi ci manipolano, le persone ci manipolano, con le loro azioni e le loro parole.. però possiamo sempre decidere di staccare i fili e lasciarci andare a tutto il resto..

  2. Oh come ti capisco. Tra i tanti motivi per cui ho bannato faccialibro dalla mia vita c’era anche quello del non voler vedere, sentire, pensare.

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