L’importante è rendersene conto

E’ allucinante come ad un certo punto arrivi a realizzare che “il cucchiaio non esiste“.
Non esiste per davvero, non ci sono davvero dei limiti nelle cose, nei pensieri – sì, soprattutto in quelli – e che i limiti te li poni da solo.

E’ stata una realizzazione strana, graduale, ho persino fatto fatica ad accettarla, poi mi sono dovuta arrendere alla realtà dei fatti. E la realtà dei fatti è che lo sapevo da un pezzo che, in realtà, non ero più innamorata, che quello che mi portava avanti era la mia ostinazione, la mia irriducibile ostilità alla sconfitta perché, ammettiamolo, quando una storia giunge alla fine ha il retrogusto amaro della sconfitta.
Sa anche un po’ di presa in giro, ma avrei dovuto realizzarlo subito, quando è successo, quando gli ho chiesto se mi stava lasciando e piangendo mi ha detto che non lo sapeva.

Sono un ossimoro.

Perché, allora, al “non lo so”, io l’ho guardato, sono andata in camera sua, ho raccolto le mie cose e sono andata via. E’ lì che ho realizzato che era finita, e non solo da parte sua.

Ma sono un ossimoro, e ho insistito.

Ho insistito tutta l’estate per cercare di recuperare quello che poteva essere, ovviamente senza riuscire. E anche quello ha avuto il gusto amaro della sconfitta: è peggio del retrogusto della sbronza andata male della sera prima, perché oltre al sapore di bile in gola c’è anche un peso sul petto che non ti lascia andare, c’è che lo sai che non sarete amici, c’è che lui continua a dire di non essere sicuro e tu, ostinata, insisti.

Insisti, ma ti arrendi.

Ti arrendi, ma insisti.

E’ un po’ come stare in piedi a dare delle testate al muro mentre a voce alta dici: “No, basta, sono stanca. Mi arrendo.”, e continui a prendere a testate il muro. Però poi quando davvero ti stacchi dal muro ti rendi conto che continuare a prenderlo a testate, effettivamente, non ti manca. E allora diventa un po’ una sfida personale: ma come, sono stata lì fino adesso e, ora che ho smesso, non mi manca neanche un po’? Non è possibile. Aspetta che ci torno, che non ho capito bene. E dopo le prime due testate ti rendi conto che, in realtà, era tutta inerzia, ma il tuo cervello non l’ha ancora capito. Il tuo cervello ti ha detto: non è possibile che sia così.

E quello è il limite.

Al mio cervello piacciono le certezze, evidentemente. Non gli piace il “non lo so“, soprattutto quando si parla di sentimenti. E’ una cosa strana il mio rapporto coi sentimenti, è conflittuale. Mi sforzo, parecchio, per non innamorarmi – di contro cedo al risentimento con una facilità estrema – e quando accade non è graduale, o meglio, magari lo è ma io lo ignoro e, semplicemente, in momenti impensabili – magari mentre cucino, o mentre mi lavo i denti – alzo lo sguardo, sgrano gli occhi e “cazzo, lo amo.” 

Ho sempre, sempre, questo sentimento di Apocalisse imminente quando giungo alla realizzazione del fatto compiuto,e non in senso figurato. Mi balena in mente proprio Rivelazione 6:1-8

1 Poi vidi quando l’Agnello ebbe aperto uno dei sette sigilli; ed udii una delle quattro creature viventi, che diceva con voce di tuono: Vieni. 
2 E vidi, ed ecco un cavallo bianco; e colui che lo cavalcava aveva un arco; e gli fu data una corona, ed egli uscì vittorioso per vincere ancora. 
3 E quando ebbe aperto il secondo sigillo, io udii la seconda creatura vivente che diceva: Vieni. 
4 E uscì fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato di toglier la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri, e gli fu data una grande spada. 
5 E quando ebbe aperto il terzo sigillo, io udii la terza creatura vivente che diceva: Vieni. Ed io vidi, ed ecco un cavallo nero; e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. 
6 E udii gridare una voce in mezzo alle quattro creature viventi che diceva: Una misura di frumento per un denaro e tre misure d’orzo per un denaro; né l’olio né il vino saranno sprecati. 
7 E quando ebbe aperto il quarto sigillo, io udii la voce della quarta creatura vivente che diceva: Vieni. 
8 E io vidi, ed ecco un cavallo verdastro; e colui che lo cavalcava avea come nome Morte; e gli teneva dietro l’Inferno. E fu loro data potestà sopra la quarta parte della terra di uccidere con la spada, con la fame, con la mortalità e con le fiere della terra.

Ma tornando alle certezze, – sì, divago – evidentemente sono fondamentali per la mia testa. E proprio quando è giunta la certezza, dopo averla pretesa in seguito a mesi di “non lo so”, quando mi ha detto “basta, è finita, ora sono sicuro”, allora non ho provato quello che mi sarei aspettata.

Mi aspettavo un colpo al cuore, un peso indicibile, intollerabile. E invece l’unica cosa che ho provato è stato il sollievo.

Sollievo perché finalmente potevo smettere di guardare e bramare quel muro, perché non avrei dovuto riaffrontare tutti i sacrifici e le legnate nei denti che ho preso quando, ancora, andava tutto bene, perché non ci sarebbe stato più l’assillo della puntuale risposta al telefono entro tempo limite perché “chissà dove sei”, non ci sarebbe più stato lo sguardo incazzato a farmi notare quanto, il mio essere felice all’idea di stare via un mese – tempo ridicolo, a ben pensarci – per scavare, lo mandasse su tutte le furie, non ci sarebbe stata più quella ferma opposizione tutte le volte che avrei avuto uno spettacolo a teatro o col gruppo di ballo.

Sollievo perché, in fin dei conti, mi aveva dato la risposta che volevo.

Ma il mio limite è che odio le porte socchiuse. Perché non ho una via di mezzo.

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2 thoughts on “L’importante è rendersene conto

  1. parte di questa storia potrebbe essere la mia storia. E certe frasi le potrei avere scritte proprio io ma per fortuna ormai sono passati anni. Io pure sono una che insiste. E nel momento in cui insisto non mi rendo conto che quello che sto facendo non va bene. Quando le cose non vanno, quando senti che qualcosa non va, ho imparato, è inutile insistere. Mi capita molto spesso quando è l’altro a prendere la decisione per me. Poi quando capisco che devo smettere di dare testate nel muro comprendo che è quello che voglio anche io anzi, che avrei dovuto farlo prima!

    Come si suol dire in certi casi: meglio tardi che mai!

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